La lezione francese (sin qui)

Come al solito in Italia si fa del provincialismo.

Emmanuel Macron, il giovane ed elegante ministro dell’economia di Hollande, che ha sposato una sua insegnante di 24 anni più grande di lui, arriva primo alle presidenziali, seguìto da Marine Le Pen, l’erede ribelle, la figlia di quel Jean Marie Le Pen che ha negato l’esistenza dell’Olocausto e che andò al ballottaggio già nel 2002, perdendo poi con Jaques Chirac.

La lettura italiana interessata e francamente avvilente è la seguente: la sinistra moderna e priva di ancoraggi ideologici è vincente; il “vecchio” partito socialista perde e la sinistra radicale non arriva al ballottaggio perché è fuori dalla storia. Se poi – Dio non volesse – Macron dovesse perdere, a dispetto dei sondaggi che lo danno favorito, allora indovinate di chi sarebbe la colpa? Ma della sinistra ovviamente!! Perché si è divisa, è settaria, ideologica e retrograda: gratta gratta pure antieuropea.

Contro questa insopportabile narrazione (cui – mi dispiace dirlo – cede persino Norma Rangeri sul Manifesto di ieri. Preferisco Bonanni su Repubblica, che vedete qui accanto) provo a contrapporre i fatti.

bonanni rerpubblicaMacron è in testa con poco più del 23 per cento dei voti. Bayrou, il centrista anti-Sarkozy del 2007, prese il 16 per cento. Macron aveva l’esplicito appoggio di Hollande e del primo ministro uscente Valls. Arriva al 23 e spiccioli.

Marine Le Pen, sostenuta dalla narrazione anti-euro, da Putin e – in buona sostanza – da Trump, oltre che da macroscopici errori del governo di Manuel Valls, si ferma al 21 e poco più, pur consistendo quel 21 per cento di 7,7 milioni di voti effettivi (cioè il massimo mai avuto alle presidenziali dal Fronte nazionale).

Terzo di un soffio arriva Fillon, con il 20 per cento. L’establishment destrorso francese – i cosiddetti neogollisti – sono da sempre maggioritari in Francia, succeda quel che succeda. De Gaulle, Pompidou, Giscard d’Estaing, Chirac e Sarkozy: hanno governato quasi 40 anni su 60 di Quinta repubblica (dal 1958 in poi per caprici). Portano a casa il 20 per cento e per la prima volta nella storia sono fuori dal ballottaggio.

Quarto e quinto rispettivamente Melanchon (19 e mezzo per cento) e Hamon (6 e mezzo per cento), gli unici due candidati di sinistra.

Quelli esplicitamente contrari al rigore europeo senza essere contro l’Europa unita in sé. Critico l’uno e autocritico l’altro sulle regole del mercato del lavoro introdotte da Hollande (conuna sorta di Jobs Act francese). Entrambi favorevoli a mantenere la legge che fissa l’orario di lavoro settimanale a 35 ore e alla conservazione degli attuali livelli di spesa sociale e le tutele per i più deboli.

Melanchon è uscito dal Partito socialista molti anni fa, mentre Hamon era ufficialmente il candidato del Partito socialista ma Macron, Valls e Holland hanno fatto come i 101 con Prodi. Almeno l’hanno detto apertamente.

melenchon

Nella regione di Parigi Macron prende il 28 per cento, Fillon il 22 e Melanchon il 21. La Le Pen si ferma sotto al 13. Tra i giovani sotto da 18 a 24 anni Melanchon vince alla grande con il 30 per cento. La Le Pen è in testa invece tra operai e impiegati. Tra i pensionati vince Fillon.

Che succederà al ballottaggio?

Come italiana ed europea prego in ginocchio i francesi di non far vincere Marine Le Pen: ci manca solo una neo-fascista al vertice della Francia repubblicana, che sfascia la nave europea riducendola a quattro scialuppe in balia del maremoto.

Hamon ha dato indicazione di voto per Macron. Lo stesso ha fatto Fillon: gli disubbidirà una frazione del suo partito catto-integralista che voterà per Le Pen (d’altronde il cattolicesimo fanatico e conservatore, schierato contro papa Francesco, è in cerca di visibilità).

Che faranno gli elettori di Melanchon? Molti si asterranno.

Ma come? Non si spenderanno per salvare la Quinta repubblica? La risposta, purtroppo, è che molti non lo faranno.

Macron – nonostante i suoi modi e il suo sorriso – non ha nulla di progressista. Non la sua storia, non le sue politiche da ministro del governo Hollande, non i suoi discorsi.

Lo riconosce persino Moavero Milanesi (Corriere dell’altro ieri, qui accanto).

moavero repubblica

Ma c’è una Francia profonda in sofferenza sociale, che ha subito i tagli della spesa pubblica e che ha ingoiato le logiche implacabili della finanza globalizzata. A quella Francia hanno parlato con linguaggi diversi ma sensibilità analoga sia Le Pen sia Melanchon. Protezione sociale e giuridica sono una domanda cui Macron non ha ancora risposto, così come non risponde Renzi in Italia.

Se Macron vuole vincere deve rivolgersi a loro, mettendoci contenuti tangibili.

Dire che destra e sinistra sono concetti superati non gli gioverà perchè non è vero.

 

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